lunedì 28 dicembre 2009

Microsoft dà lezioni di pirateria

BigM ha organizzato una giornata mondiale a tutela degli utenti. Obiettivo, allenarli e proteggerli dalla contraffazione di software. Il pericolo viene dall'est, anche in forma di chiavetta USB

Roma - Settanta paesi coinvolti, ventiquattro ore a disposizione per aiutare consumatori da ogni parte del globo a capire meglio i meccanismi e i potenziali rischi della pirateria, della contraffazione di software. Si è tenuto in queste ore quello che è stato chiamato il Consumer Action Day, un'intera giornata organizzata da Microsoft per illustrare una vasta serie di iniziative volte a rinforzare le coscienze degli utenti relativamente a un concetto: la vendita di software contraffatto danneggia le economie nazionali, mettendo a rischio la sicurezza dei computer e quindi degli utenti stessi.

Una giornata per aprire una strada, dunque, verso veri e propri programmi di educazione alla copia originale sponsorizzati da BigM in tutto il mondo. Qualche esempio per capire meglio. In Germania è stato costituita un'associazione di rivenditori di software, in Messico le autorità a protezione dei consumatori sono state iniziate ad un corso d'addestramento contro i rischi della contraffazione. Mentre in Grecia si è pensato alla protezione online dei minori, in Argentina sono nati dei corsi per studiare l'impatto della pirateria sulla media e piccola impresa.

"I danni provocati ai consumatori da parte del software contraffatto sono chiari oggi molto più che in passato - ha commentato David Finn, general counsel di Microsoft - Solo negli ultimi due anni abbiamo ricevuto più di 150mila segnalazioni da parte di utenti che avevano involontariamente acquistato materiale pirata pieno di virus e malware". In un blog post, Finn ha spiegato che più di un quarto di queste segnalazioni avrebbe una provenienza ben precisa: la Cina.

Stando alle percentuali riportate sul blog Microsoft On The Issues, il livello generale di contraffazione nel paese asiatico avrebbe raggiunto l'80 per cento. Studi riportati - ma non citati - avrebbero sottolineato come, abbassando il livello di soli 10 punti percentuali, si otterrebbe un risultato decisamente incoraggiante: 20 miliardi di dollari (più di 13 miliardi di euro) per l'economia di Pechino, 1,5 miliardi (quasi 1 miliardo di euro) in versamenti fiscali e 300mila nuovi posti di lavoro.

Il mercato nero cinese si sarebbe dunque trasformato in una sorta di impero economico parallelo, proprio recentemente foriero di particolari copie non autorizzate del nuovo sistema operativo made in Redmond. Un sito asiatico ha infatti riportato quello che alcuni hanno definito come il primo caso di vendita illegale di Windows 7 attraverso dispositivi USB. Trattasi nello specifico di una chiavetta della capacità di 8GB, venduta in un formato 10-in-1, secondo alcuni contenente cioè ogni singola versione dell'ultimo OS di Microsoft.

I dispositivi USB contraffatti sarebbero stati venduti al prezzo di 98 yuan l'uno, circa 9 euro. Si tratterebbe, inoltre, di edizioni speciali del software, compresa quella in edizione limitata firmata dal CEO Steve Ballmer in persona. Microsoft ha così dato vita ad una serie di iniziative in terra asiatica, includendo nelle scuole alcuni programmi relativi ai meccanismi di funzionamento giuridico della proprietà intellettuale. BigM ha puntualizzato che la pirateria farebbe perdere agli utenti tempo e denaro, oltre ad esporli a rischi come la perdita di informazioni personali e il furto d'identità.

Durante una recente intervista, John Bessey, dirigente di Microsoft nelle Filippine, ha dichiarato tuttavia che la pirateria non costituisce una grave minaccia per le sorti presenti e future dell'azienda di Redmond. Secondo Bessey - che ha parlato durante il lancio di Windows 7 nello stato del sud-est asiatico - un numero sempre crescente di utenti è consapevole dei rischi legati all'utilizzo di un software contraffatto, specialmente nelle transazioni bancarie online e nel normale funzionamento dell'hardware.

"Siamo sorpresi - ha dichiarato Bessey - dalla consistente domanda del nostro sistema operativo nelle Filippine, non solo nel numero, ma anche in una serie positiva di feedback da parte degli utenti". Parole che non hanno trovato particolare armonia con il clamore degli intenti prefissati dal Consumer Action Day. E qualcuno non ha risparmiato le sue critiche per l'intera iniziativa: ci sono tecniche di ingegneria sociale, una su tutte la celebre "truffa alla nigeriana" che del sistema operativo originale o contraffatto se ne infisichiano.

Microsoft aiuta i Pirati informatici ?

Pubblicare nomi di file e cartelle considerati immuni ad ogni tipo di malware non farebbe altro che incoraggiare la creazione di nuovi tipi di malware

Roma - L'ingenuità di Microsoft renderebbe la vita più semplice ai compilatori di codice malevolo: l'azienda di Redmond, indicando nel suo sito di supporto quali file, cartelle ed estensioni escludere da scansioni antivirus per ottimizzare le prestazioni del computer, offrirebbe loro informazioni preziose. Lo spiega con un post sul suo blog un esperto di Trend Micro, azienda che si occupa di cybersicurezza.

La svista imputata a BigM sarebbe di aver reso completamente accessibili dati e informazioni che potrebbero risultare utili per cybercriminali che abbiano intenzione di annidare le proprie creazioni direttamente nei file e nelle cartelle di sistema di Microsoft Windows Server 2003, Windows 2000 e XP.

Nella pagina in questione i tecnici di Redmond suggeriscono agli utenti di "non analizzare i file e le cartelle indicate di seguito, dal momento che non sono a rischio di infezione. Se si analizzano questi file, potrebbero verificarsi seri problemi di prestazioni a causa del blocco dei file stessi". La spiegazione prosegue poi con l'elenco di file e cartelle la cui scansione potrebbe inficiare le prestazioni del PC.

Il discorso sarebbe molto simile per i controller di dominio di Windows Server 2003 e Windows 2000: anche in questo caso Microsoft si sarebbe dimostrata avventata nell'elencare pubblicamente quelli che sembrano dei porti sicuri. Nonostante non ci siano pericoli immediati, specificano gli esperti, è possibile che i cybercriminali riescano a trovare il modo di tramutare suggerimenti per l'ottimizzazione del sistema in vulnerabilità.

sabato 21 novembre 2009

WINDOWS AZURE

Le nuvole di Windows sono Azure



Microsoft ha presentato agli sviluppatori Windows Azure, un approccio ibrido al cloud computing che consentirà di creare web application accessibili via rete attraverso un modello pay-per-use

Los Angeles - Microsoft ha scelto di aprire la propria Professional Developer's Conference (PDC) 2008 non con l'attesissimo protagonista dell'evento, Windows 7 (a cui sarà dedicata l'intera giornata odierna), ma con un prodotto che sembra guardare ben più avanti del successore di Vista. Si tratta di Azure, una piattaforma orientata al cloud computing che permetterà la creazione, la gestione, l'hosting e la fruizione di servizi online e web application.

Il cuore dell'Azure Service Platform è il sistema operativo Windows Azure, il cui kernel è stato pensato per agire all'interno di una "cloud", ossia una rete di risorse distribuite e accessibili da remoto. Windows Azure offre le funzionalità di basso livello, come hosting, sicurezza, storage ed elaborazione, e supporta nativamente le tecnologie di virtualizzazione.

Attraverso gli strumenti messi a disposizione da Windows Azure, gli sviluppatori possono creare applicazioni net-oriented il cui hosting può essere effettuato sia su server remoti, accessibili via Internet, sia sul datacenter locale di un'azienda. Tali applicazioni potranno funzionare su differenti tipi di device connessi, inclusi PC desktop, server e smartphone, e rese eventualmente accessibili per mezzo di modelli pay-per-use.
Microsoft ha sottolineato che, per creare queste applicazioni, gli sviluppatori MS.NET potranno sfruttare le competenze già acquisite con i linguaggi di programmazione C#, Visual Basic.NET e C++. Presso la PDC Microsoft ha mostrato un software development kit per Visual Studio che consente di realizzare un'applicazione gestibile e utilizzabile dai nuovi servizi "on the cloud" di Azure.

Azure Live Service è una piattaforma che si appoggia su Windows Azure e che ne sfrutta i servizi di basso livello offrendone di nuovi e di più alto livello. Tra i servizi forniti da Windows Azure vi sono SQL Services, MS.NET Service, Live Service, SharePoint Services e Dynamics CRM Services, che rendono disponibili via Internet le tipiche funzionalità fornite dalle rispettive soluzioni di BigM. Nel caso di SQL Services, ad esempio, vengono migrate su Web le funzionalità classiche di SQL Sever, quali storage e reporting.

Microsoft ci tiene a evidenziare come Azure sia una piattatforma aperta, con la quale si può interagire da piattaforme diverse usando approcci e protocolli comuni a tutta la comunità degli sviluppatori: REST, WS-* e AtomPub.

"È una trasformazione del nostro software, una trasformazione della nostra strategia", ha dichiarato Ray Ozzie, chief software architect di Microsoft, presso la PDC 2008: "Cambiano le modalità di interazione e di accesso alle applicazioni, ma mentre molti sono convinti che il software sulle nuvole sia l'unica via percorribile, noi crediamo che le applicazioni in the cloud affiancheranno quelle più tradizionali". Ozzie, che ha recentemente preso il posto di Bill Gates, sta guidando il big di Redmond verso un approccio ibrido al cloud computing.

La piattaforma Azure nasce in risposta alla sempre più sentita esigenza delle aziende di razionalizzare e consolidare il proprio parco server e di abbattere i costi: quelli energetici e quelli legati alla gestione e alla manutenzione di software e hardware.

Ai partecipanti alla PDC è stata consegnata una Community Technology Preview di Azure Services Platform, la stessa che può essere scaricata da qui previa registrazione gratuita. Per il momento Azure è ancora in fase di sperimentazione: la sua commercializzazione non è prevista prima del 2010.

Alla sua nuova piattaforma Microsoft ha già dedicato un sito contenente numerose risorse, inclusi SDK, case studies, documenti, video, forum e blog.

martedì 13 ottobre 2009

Google Wave

Google Wave, arriva l’onda che rivoluzionerà l’e-mail
Presentato a San Francisco il progetto di una nuova piattaforma unica per la comunicazione
Con Wave più utenti saranno in grado di dialogare, scambiare foto, video, mappe, documenti e altri tipi di informazioni in tempo reale all’interno di un ambiente unico.




Google Wave, tutto il gruppo
in una sola schermata
Presentata a San Francisco una rivoluzionaria applicazione open source. "Le comunicazioni sul web sono ferme da dieci anni". Posta, video e chat in un'unica finestra. E gli sviluppatori...



Il futuro della comunicazione online? Un'esperienza totale. Almeno su questo scommettono i cervelloni di Google. Alla Conferenza annuale di San Francisco è stato presentato Wave, un nuovo strumento per comunicare nell'universo digitale. A detta dei programmatori della casa di Mountain View, è destinato a sostituire le e-mail e a rivoluzionare la maniera in cui lavoriamo.



Creato, con l'aiuto di un manipolo di sviluppatori dell'ufficio di Sidney, dai due programmatori ai quali si deve Google Map, Wave è un ibrido che raccoglie in una sola schermata le e-mail, gli instant message, e tutte le soluzioni esistenti per il video e l'audio sharing. Usando Wave i webnauti possono scambiarsi testi, immagini, video, musica e conversare, il tutto in tempo reale e lo possono fare in una situazione di gruppo avendo inotre la possibilità (come si fa con un registratore) di riavvolgere la conversazione - anche a distanza di giorni - e vedere quello che è stato discusso e casomai aggiungere dei nuovi contenuti o apportare delle modifiche a quelli già pubblicati.

Google definisce questo nuovo tipo di comunicazione collaborative conversation stream, flusso di conversazione collettiva.

Concepito per facilitare il lavoro di gruppo e permettere ai sviluppatori sparsi per il mondo di collaborare su progetti comuni, Google Wave è disarmante per la sua semplicità, per utilizzarlo basta in pratica aprire una finesta nell'apposita applicazione e aggiungerci la posta elettronica delle persone con le quali si intende collaborare o conversare. Una volta invitate queste possono cominciare a caricare messaggi, foto, video, filmati: il materiale diventa visibile nel momento stesso in cui viene caricato e può essere modificato - pure questa azione in tempo reale - da uno qualsiasi dei conversanti.

La nuova applicazione sarà disponibile al pubblico a partire dai prossimi mesi. Intanto per invogliare i programmatori calati su San Francisco da tutto il mondo a sperimentare il nuovo strumento, Google ha messo a disposizione dei convenuti la nuova versione, il G2, del suo Google-phone e il nuovo sistema operativo Android 1.5.

"Le comunicazioni sul web sono ferme al secolo scorso", ha dichiarato Lars Rasmussen, che col fratello Jen aveva creato Google Map quando ancora lavorava a Where 2 Tech (che fu poi acquistata da Google), "Con Jen avevamo cominciato a discutere già un paio di anni fa di come sarebbero state le e-mail del futuro e ci rendemmo conto che non c'era ragione di mantere le conversazioni testuali separate dai video, dagli audio e dalle immagini".

E per trovare una soluzione a questa separazione i due fratelli hanno fatto un ritorno al futuro, creando quello che gli osservatori definiscono una bacheca elettronica (di quelle degli inizi del web), potenziata. Una soluzione che è un po' Twitter, un po' Friendfeed e un po' Facebook avvolti tutti in un solo contenitore.
Secondo Rasmussen, anche se l'applicazione adatta deve essere ancora sviluppata, Wave finirà col colmare il divario che corre oggi tra le comunicazioni che gli utenti internet realizzano nel mondo bidimensionale delle chat room e delle poste elettroniche e le conversazioni tridimensionali che hanno luogo nell'universo del social networking.

Certo molto dipende dagli sviluppatori, ha sottolineato Rasmussen, e proprio per questo oltre a farne un open source, Google ha offerto immediatamente i codici per la programmazione del nuovo strumento ai partecipanti alla conferenza, quelli che invece se ne sono restati a casa possono cominciare a sperimentare il software recandosi sul sito di Google.

"Il successo di Wave dipende dalla reazione degli sviluppatori", ha infatti affermato Rasmussen. E se la reazione dei presenti a San Francisco è stata positiva, quella dei media presenti in sala è stata addirittura entusiastica. Dalla Cnn , a FastCompany, da PC Magazine al San Francisco Chronicle hanno tutti salutato Wave come lo strumento che finirà col relegare le e-mail e le comunicazioni settorializzate al dimenticatoio della storia.

Google prevede che gli sviluppatori studieranno tre tipi di progetti usando Wave. Uno sarà quello di trasformarlo in un portale d'entrata ai vari social network, l'altro quello di creare un nuovo tipo di comunicazione On The Road, dove la conversazione si trasforma in flusso continuo e ininterrotto di sensazioni, sentimenti, parole, suoni e immagini e il terzo è quello di trasformarlo in uno strumento per la collaborazione produttiva a distanza. Ed è proprio da questo ambito che potrebbero arrivare le sorprese più interessanti, perché secondo Rasmussen sarà proprio facendo ricorso all'intelligenza collettiva che Google sarà in grado di produrre nuove forme di comunicazioni digitale che si avvantaggiano delle capacità dei computer moderni piuttosto che imitare forme di comunicazioni antiquate come le lettere e il telefono.

(29 maggio 2009)

venerdì 2 ottobre 2009

TELECOM ITALIA E MINISTERO DELL’ISTRUZIONE

TELECOM ITALIA E MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITÀ E DELLA RICERCA: FIRMATO PROTOCOLLO D’INTESA PER LA DIFFUSIONE DELL’ICT NELLE SCUOLE
Previste iniziative congiunte per promuovere l’utilizzo delle nuove tecnologie a fini didattici
Per gli studenti offerte a condizioni agevolate rispetto alle normali tariffe di Telecom Italia per navigare
in Internet, inviare messaggi, parlare, video chiamare, inviare e ricevere le e-mail in mobilità
Iniziative culturali ed educative su temi come l’ecosostenibilità, il bullismo e la sicurezza in rete

Telecom Italia e il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), hanno siglato oggi, alla
presenza del Ministro Maria Stella Gelmini e dell’amministratore delegato Franco Bernabè, un Protocollo
d’intesa che prevede iniziative congiunte volte alla diffusione dell’ICT nelle scuole e tra gli studenti, con
l’obiettivo di accompagnare i giovani nell’uso delle nuove tecnologie e promuoverne l’utilizzo a fini
didattici. La partnership prevede la definizione di specifiche offerte contenenti riduzioni e agevolazioni di
prezzo per l’acquisto di prodotti e servizi di Tlc, nonché lo sviluppo di specifici piani di ricerca,
sperimentazione e innovazione in grado di migliorare i processi di insegnamento e apprendimento.
Come primo passo di questa collaborazione, Telecom Italia metterà a disposizione degli studenti offerte
agevolate per parlare, videochiamare, inviare messaggi, navigare in Internet e utilizzare la posta
elettronica, che prevedono sconti di rilievo rispetto a quelle normalmente commercializzate sul mercato
della telefonia mobile. L’iniziativa si rivolge agli oltre 3,5 milioni di studenti delle scuole secondarie ai
quali, a partire dall’anno scolastico 2008-2009, il MIUR ha distribuito la “Carta dello Studente” che
consente di usufruire di particolari sconti e agevolazioni su una vasta gamma di prodotti e servizi offerti da
vari soggetti istituzionali.
La possibilità per gli studenti di connettersi ad Internet a banda larga anche in mobilità costituisce, infatti,
un fattore abilitante per l’innovazione tecnologica degli strumenti di insegnamento, per la diffusione delle
nuove tecnologie e per la promozione delle stesse a fini didattici.
L’impegno del MIUR e di Telecom Italia prevede inoltre la realizzazione di iniziative culturali ed educative,
che si svolgeranno nel corso dell’anno scolastico, mirate alla sensibilizzazione dei giovani su temi legati
all’ecosostenibilità, al bullismo e alla sicurezza in rete, attraverso l’utilizzo di forme di comunicazione
innovative.

Roma, 25 settembre 2009

lunedì 14 settembre 2009

IL tanto atteso super-WiFi è finalmente nato

IEEE ha ufficialmente ratificato lo standard 802.11n, ultima evoluzione della tecnologia wireless, aprendo la strada all'arrivo dei primi dispositivi basati sulla specifica finale

Roma - Dopo una lunga e tormentata gestazione, lo standard WiFi 802.11n è stato finalmente ratificato dall'Institute of Electrical and Electronics Engineers (IEEE) e la versione finale della sua specifica è ora pronta a saltare a bordo dei primi dispositivi wireless.

Il processo di standardizzazione di 802.11n ha richiesto in totale sette anni di lavoro, ma i produttori di hardware non sono stati alla finestra: router, access point e dispositivi mobili basati sull'ultima incarnazione della tecnologia WiFi sono in commercio da oltre tre anni, e in molti casi potranno essere aggiornati all'ultima versione della specifica per mezzo di un aggiornamento del firmware.

"Quando abbiamo iniziato a lavorare a questo standard, nel 2002, molte delle tecnologie alla base di 802.11n erano ancora materia di ricerca presso gli ambienti accademici e non erano mai state implementate" ha commentato Bruce Kraemer, presidente dell'IEEE Wireless LAN Working Group. "Le migliorie prestazionali introdotte da IEEE 802.11n stanno trasformando il modo in cui le LAN wireless vengono usate dalle aziende e dagli utenti domestici".

Sul mercato consumer la nuova evoluzione di WiFi è destinata a trainare il mercato del video in alta definizione, il cui streaming richiede una discreta banda passante. Un media center dotato di scheda WiFi 802.11n è ad esempio in grado di inviare a televisori e altri dispositivi più flussi video HD contemporaneamente.

Le prime generazioni di device 802.11n supportano una massima velocità teorica di trasferimento dati pari a 300Mbps (contro i 54Mbps del precedente standard 802.11g), ma le future generazioni potranno spingersi dapprima a 450Mbps e poi a 600Mbps: quest'ultimo dovrebbe rappresentare il limite estremo dell'attuale versione di WiFi prima dell'avvento delle tecnologie wireless multigigabit, che spingeranno il trasfer rate delle reti senza fili oltre i 1000Mbps.

Il percorso fin qui compiuto da 802.11n è stato costellato da ostacoli e contrattempi, in buona parte causati dai forti attriti che hanno caratterizzato i rapporti tra i due gruppi di aziende più influenti all'interno di IEEE. Contrasti che hanno trovato progressivamente soluzione in questi ultimi due anni, quando tutti i principali produttori di device wireless sono riusciti a trovare un accordo in nome di un interesse comune: quello economico. Ritardare ancora il completamento del nuovo standard WiFi rischiava infatti di danneggiare l'intera industria e favorire il nascere di specifiche proprietarie e tra loro incompatibili. Ciò in parte è successo con la commercializzazione dei prodotti detti Draft N, ossia basati su una bozza della specifica 802.11n: dispositivi inizialmente accusati da più parti di offrire scarse garanzie di interoperabilità, sicurezza e performance.

Nel 2007 questa situazione spinse WiFi Alliance a rompere gli indugi e avviare il processo di certificazione dei prodotti basati sulle draft di 802.11n: questo ha ristabilito un po' d'ordine sul mercato, assicurando la compatibilità tra dispositivi di marche differenti.

La certificazione, da sola, non garantisce però che un device basato su una bozza di 802.11n possa essere aggiornato alla versione finale dello standard: in molti casi questa scelta non dipende da limiti tecnici ma da semplici strategie commerciali del singolo produttore. WiFi Alliance ha tuttavia affermato che tutti i prodotti fin qui certificati sono perfettamente interoperabili con la versione finale dello standard.

L'organizzazione stima che circa il 10-15 per cento dei dispositivi 802.11n venduti negli ultimi due anni non siano certificati: generalmente questo non ne impedisce l'uso con prodotti di altre marche, ma le performance - avvisano gli esperti - potrebbero non essere ottimali.

Lo standard 802.11n conserva la compatibilità con tutte le precedenti specifiche WiFi, e prevede modalità di funzionamento miste che permettono agli utenti di utilizzare sulla stessa rete dispositivi 802.11b, a, g e n: in questo caso sarà il dispositivo più lento a determinare la velocità dell'intera rete wireless.

Una delle tecnologie chiave alla base del neo standard è MIMO (Multiple Input, Multiple Output), che permette di ampliare la banda trasmissiva attraverso l'impiego simultaneo di più canali di comunicazione e l'uso di più antenne: questa tecnica viene già impiegata su quei dispositivi WiFi che, tramite estensioni proprietarie, permettono di spingere la velocità massima oltre i canonici 54Mbit/s degli standard 802.11a/g.

PC World ha pubblicato un elenco cronologico delle tappe più significative che hanno caratterizzato il processo di standardizzazione di 802.11n.

IEEE pubblicherà l'ultima versione della specifica 802.11n il prossimo mese, e prevede che i primi dispositivi ad implementarla arriveranno sul mercato verso la fine dell'anno.

martedì 8 settembre 2009

Skype intercetta i bug


Nella nuova versione, limitato lo spam e risolti alcuni problemi. Consigli anche per combattere il trojan

Roma - Skype ha rilasciato un aggiornamento per correggere alcuni bug presenti nella versione precedente del suo software. Cercando inoltre di bloccare la diffusione del trojan recentemente salito agli onori della cronaca perché in grado di registrare le chiamate effettuate tramite il servizio.

Annunciando la nuova versione per Windows i programmatori hanno raccomandato l'aggiornamento sia perché sistema alcuni bug sia perché limita lo spam, rendendo non cliccabili i link nelle richieste di autorizzazione di un nuovo contatto.

L'accorgimento servirebbe soprattutto a limitare l'esposizione ai trojan minipanzer e megapanzer che nei giorni scorsi avevano attirato l'attenzione.
Peter Parkes ne ha parlato in un altro post, allontanando le critiche dal suo programma: il cavallo di troia infetta Windows e non Skype, e registra le conversazioni "ascoltando" i file audio trasferiti da Skype all'hardware audio del PC.

Ha quindi raccomandato di adottare le normali misure di protezione per evitare incaute esposizioni al malware.

martedì 28 luglio 2009

BILL GATES chiude il suo profilo su Facebook


L'addio
Bill Gates chiude il profilo su Facebook
«Non riuscivo a stargli dietro»
La confessione: «I social network?
Bisogna stare attenti a come si usano»



Bill Gates a Nuova Delhi (Epa)
LONDRA - Diecimila richieste di amici­zia. Troppe, anche per uno che ha trascorso gran parte della sua vita davanti allo schermo di un computer. E che grazie alle nuove tecnolo­gie ha accumulato una enor­me fortuna. Ma a tutto c’è un limite e così, alla fine, Bill Ga­tes ha deciso di dire basta a Facebook. Il fondatore della Microsoft ha chiuso il pro­prio profilo sul popolarissi­mo social network. Il moti­vo? «Mi sono reso conto che si trattava di un’enorme per­dita di tempo» ha spiegato. La lista di contatti «in attesa di approvazione» era diventa­ta troppo lunga: impossibile distinguere i veri amici dagli sconosciuti, dai semplici fan o dagli scocciatori. Tutti lì a chiedere di entrare nella ristretta cerchia di contatti di Bill. «Era diventato ingestibile, alla fine ho dovuto rinunciare » ha ammesso Gates. Un clic sul tasto «disattiva account » e la sua pagina perso­nale - che a quanto pare con­tava poco più di cento amici ­è sparita dalla Rete.

«La rivoluzione informati­ca è stata di enorme benefi­cio » ha spiegato Gates a Nuo­va Delhi, dove si trovava per ricevere il premio 'Indira Gandhi for Peace Disarma­ment and Development' asse­gnato alla sua fondazione umanitaria, la 'Bill and Melin­da Gates Foundation' (la cui pagina su Facebook resta co­munque attiva). «Ma se non stiamo attenti - ha aggiunto subito dopo - le tecnologie possono trasformarsi in una perdita di tempo». Altro che semplificare la vita: tra amici­zie, gruppi, foto da taggare, video da linkare, eventi a cui partecipare e messaggi in ba­checa il rischio è quello di tra­scorrere un mucchio di ore davanti alla tastiera del pc. Un lusso che nemmeno un ti­po come Gates può permet­tersi. Il popolo del 'Sesto Conti­nente' ha perso dunque uno dei suoi cittadini più illustri. Ma quella di Bill Gates non è una scelta isolata. Facebook continua a crescere a ritmo impressionante, tanto che a metà luglio ha superato i 250 milioni di utenti: un successo che al momento non conosce crisi. Eppure non mancano gli iscritti che, stanchi o delu­si, hanno deciso di abbando­nare il social network, o pro­mettono di farlo presto.

Su In­ternet si moltiplicano i grup­pi degli scontenti: da 'Goo­dbye Facebook' a 'quelli stufi di Facebook'. E se in ogni caso i vip che utilizzano i social network per mantenere i contatti con i fan sono sempre più numero­si (la coppia Demi Moo­re- Ashton Kutcher è attivissi­ma su Twitter), non manca­no altri esempi celebri tra quelli che si sono 'pentiti'. Tanto per fare qualche nome di casa nostra, a metà aprile era stata Daria Bignardi ad an­nunciare sul proprio blog la decisione di abbandonare Fa­cebook. «Non sono fatta per amare a metà - aveva scritto la conduttrice - o tutto o nien­te, la vita impone già abba­stanza compromessi. Ma con 4.959 amici e 7.096 in attesa di essere accettati, capite che mi sta venendo l’angoscia?». Fatte le debite proporzioni, anche lei era alle prese con lo stesso problema di Bill. Nicco­lò Ammaniti ha deciso di 'sui­cidarsi' da Facebook, come si dice in gergo, dopo soli due mesi di permanenza: «È an­che uno strumento interes­sante - aveva spiegato tempo fa - ma per uno come me che vive di fronte al computer al­la fine si rivelava una distra­zione enorme». Un altro che ha abbandonato Facebook è la iena Paolo Kessisoglu: «Non mi ha preso - ha raccon­tato - perché è un mezzo che assicura la quantità e non la qualità».

martedì 23 giugno 2009

Phishing

In ambito informatico il phishing ("spillaggio (di dati sensibili)", in italiano) è una attività illegale che sfrutta una tecnica di ingegneria sociale, ed è utilizzata per ottenere l'accesso a informazioni personali o riservate con la finalità del furto di identità mediante l'utilizzo delle comunicazioni elettroniche, soprattutto messaggi di posta elettronica fasulli o messaggi istantanei, ma anche contatti telefonici. Grazie a messaggi che imitano grafico e logo dei siti istituzionali, l'utente è ingannato e portato a rivelare dati personali, come numero di conto corrente, numero di carta di credito, codici di identificazione, ecc.

La prima menzione registrata del termine phishing è sul newsgroup di Usenet alt.online-service.america-online il 2 gennaio 1996,[1] malgrado il termine possa essere apparso precedentemente nell'edizione stampata della rivista per hacker 2600.[2] Il termine phishing è una variante di fishing (letteralmente "pescare" in lingua inglese),[3] probabilmente influenzato da phreaking[4][5] e allude all'uso di tecniche sempre più sofisticate per "pescare" dati finanziari e password di un utente. La parola può anche essere collegata al linguaggio leet, nel quale la lettera f è comunemente sostituita con ph.[6] La popolare teoria che si tratti di un portmanteau di password harvesting[7] è un esempio di pseudoetimologia.

martedì 2 giugno 2009

Web 2.0 la novità

«Il web2.0 non è altro che la Rete costruita intorno a noi, è l’insieme di persone che si connettono a internet per comunicare e interagire tra loro in modo nuovo e con nuovi strumenti. Se il “web1.0” è consistito perlopiù nella semplice digitalizzazione di informazioni e servizi preesistenti offline, la nuova Rete è fatta al contrario di persone che vivono una parte importante della loro vita online.»

lunedì 1 giugno 2009

Web 2.0: Internet volta pagina

Arriva la versione 2.0 di Internet, un'evoluzione tanto tecnologica quanto filosofica

Internet non si può più considerare una semplice "rete di reti", né un agglomerato di siti Web isolati e indipendenti tra loro, bensì la somma delle capacità tecnologiche raggiunte dall’uomo nell’ambito della diffusione dell’informazione e della condivisione del sapere.
Queste le considerazioni alla base del cosiddetto Web 2.0 che, lungi dal rappresentare il culmine dell’evoluzione del mondo Internet negli ultimi dieci anni, è un punto di partenza per nuove metodologie e applicazioni software, all'insegna della condivisione e della collaborazione tra esseri umani.



Il termine "Internet 2.0" o "Web 2.0" (vedi anche su del.icio.us) è quindi l’espressione del dibattito attualmente in corso in merito alle nuove possibilità di fruizione del sapere e delle informazioni offerte dalla Rete. Non è quindi un’evoluzione della tecnologia TCP/IP alla base della Rete, ma dei mezzi e degli strumenti che utilizzano l’infrastruttura tecnologica sulla quale poggia Internet. E' un nuovo modo di intendere la Rete, che pone al centro i contenuti, le informazioni, l'interazione.

Si parla di Internet e non di Web, anche se spesso sono considerati sinonimi, dal momento che oltre ai computer fanno parte della rete globale altre periferiche quali il cellulare, la televisione, la radio, che possono interagire tra loro utilizzando le nuove tecnologie di condivisione del dato digitale.

Il concetto di Web 2.0 pone l’accento sulle capacità di condivisione dei dati tra le diverse piattaforme tecnologiche, sia hardware che software. Dietro a queste evoluzioni troviamo tecnologie quali:

• Web services,

• API,

• XML (vedi anche su del.icio.us e le Specifiche W3C),

• RSS (vedi anche su del.icio.us),

• Ajax (vedi anche su del.icio.us),


il filo conduttore è una nuova filosofia all'insegna della collaborazione. Questo è il Web 2.0, interazione sociale realizzata grazie alla tecnologia.
I servizi e gli strumenti del Web 2.0 trasformano ogni utente da consumatore a partecipante, da utilizzatore passivo ad autore attivo di contenuti, messi a disposizione di chiunque si affacci su Internet, indipendentemente dal dispositivo che utilizza.

Per fare chiarezza su concetti talvolta troppo astratti, facciamo l'esempio di un servizio già esistente di nome "Ringfo" che permette di verificare il costo e i giudizi del pubblico per un libro o un cd venduto su Amazon, semplicemente componendo un numero telefonico e digitando il codice ISBN. Ci risponderà una signorina virtuale, dandoci tutti i dettagli. Il servizio sfrutta la tecnologia e le informazioni residenti in Amazon e le ridistribuisce tramite il cellulare. Le principali tecnologie utilizzate sono le API di Amazon che comunicano tramite interfaccia dati XML con l’applicativo "Ringfo", che a sua volta utilizza lo standard VXML per dar vita alla signorina virtuale che risponde al telefono.

Un altro esempio della natura multipiattaforma e relazionale del Web 2.0 è rappresentato da "HousingMaps", che sfrutta due distinte risorse, "Craigslist" e "Google Maps", per offrire un servizio di ricerca di annunci immobiliari sul territorio americano. La particolarità di questo servizio sta nel visualizzare gli annunci direttamente sulla cartina stradale o satellitare, permettendo di avere subito il dettaglio dell’immobile, con le foto e le informazioni collegate. Le mappe sono caricate sfruttando le API del servizio "Google Maps", mentre i dati relativi agli annunci sono estrapolati dal database di inserzioni "Craigslist".

La "Craigslist" si può considerare a pieno titolo un'applicazione Web 2.0 in virtù del metodo di categorizzazione, non più basato sulle directory, ma sulla folksonomy (folks + taxonomy), un sistema di classificazione basato sulle parole (tag) scelte dagli utenti per descrivere un determinato argomento. In concreto, quando una persona vuole aggiungere un contenuto, non decide in quale categoria inserirlo, ma ne dà una o più parola chiave, utili a descriverlo per le future ricerche degli altri utenti. La ricerca avviene scorrendo liste incrociate di link, generate in base alle scelte e agli interventi dei singoli utenti.

Le applicazioni più diffuse del Web 2.0 sono

• blog (vedi anche su del.icio.us),

• wiki (vedi anche su del.icio.us),

• social network,

• podcasting (vedi anche su del.icio.us),

• vodcast.


Tutte permettono la partecipazione nonché la diffusione di ciò che viene prodotto all’interno delle comunità interattive di fruitori/autori di contenuti.

Le materie e gli argomenti trattati spaziano lungo tutti i campi del sapere, rendendo ogni informazione immediatamente visibile e rielaborabile per qualsiasi media. Può capitare che un articolo apparso su un quotidiano online sia commentato su un blog, per poi essere arricchito dall’aggiunta di contenuti audio e video, essere condiviso all’interno di una comunità, diventando a ogni passaggio sempre più approfondito e "popolare".

Il fiore all'occhiello del Web 2.0 è senza dubbio il blog, vero e proprio luogo di incontro, discussione e condivisione di argomenti e contenuti, disponibili come testo, immagini, audio e video. L’elemento più innovativo di questo strumento/sito è la tecnologia RSS (Really Simple Syndication), grazie alla quale i contenuti dei feed RSS sono fruibili tramite appositi software che interpretano i file in linguaggio XML, rendendo visibili le informazioni ivi contenute senza bisogno di navigare il blog o il sito che li ha prodotti. E' anche possibile aggregare più feed, filtrandoli e rielaborandoli, per presentarli su un altro sito Web o su un servizio di news navigabile tramite il cellulare.

La diffusione dell’informazione avviene anche tramite i podcast (file audio) e i vodcast (file video), leggibili da programmi dedicati allo stesso modo dei feed RSS.

Scorrendo l'elenco delle soluzioni Web 2.0 troviamo i wiki, l’espressione più democratica della diffusione della conoscenza attraverso la tecnologia. La logica che muove e sviluppa i wiki è la partecipazione degli utenti a un obiettivo comune, come la realizzazione della più grande enciclopedia mondiale, la "Wikipedia", o la creazione di un glossario informatico, o di una knowledge base dedicata a un argomento specifico. Il metodo di lavoro è in questo caso l’elemento innovatore; chiunque può aggiungere o modificare il contenuto (testo, immagini e video) presente in un wiki. Ecco perché si può affermare che la partecipazione libera del singolo produce un bene culturale comune, fruibile da tutti gratuitamente.

Non possiamo non menzionare i social network, o reti sociali, che consistono in gruppi di persone, con vincoli familiari e non, con passioni e interessi comuni, intenzionati a condividere pensieri e conoscenze. Si trovano online comunità di persone che condividono i link ai siti che ritengono interessanti, oppure alle proprie foto o video, come anche poesie, o anche resoconti di eventi cui hanno partecipato. Persone che hanno la capacità e la voglia di distribuire contenuti multimediali relativi ai propri interessi. Questi gruppi si rivelano spesso una preziosa fonte di informazioni e al contempo divulgatori specializzati in argomenti di nicchia.

Il feed RSS accomuna tutte le applicazioni sopra citate, perché permette di diffonderne il contenuto con una modalità semplice e immediata. Questa capacita divulgativa può essere applicata a qualsiasi sito voglia informare i propri utenti sulle novità, come avviene per i quotidiani online che diffondono le proprie news, o per i grandi motori di ricerca che informano sui nuovi servizi attivi o in corso d'opera.

Il cuore del Web 2.0 è il contenuto, fruibile in tutte le sue applicazioni multimediali, prodotto dall’interazione delle persone tramite piattaforme ad hoc.
Le applicazioni sono le più disparate, da quelle a scopo commerciale come Amazon a quelle votate alla libera circolazione del pensiero.

Le formule che generano ricavi sono molteplici; le prime soluzioni che vengono in mente sono sicuramente la vendita di pubblicità o di servizi professionali, ma non vanno trascurate la visibilità e la credibilità che un'azienda può acquisire aprendo il proprio blog, o partecipando a comunità di nicchia i cui interessi coincidono con i prodotti offerti. Per non parlare dei vantaggi nel campo delle relazioni pubbliche e della comunicazione d'impresa, il cui principio guida è proprio "lavorare bene e farlo sapere a tutti". E cosa c'è di meglio di un blog, o un wiki, o una community, per farlo sapere a tutti?
Con lo sviluppo e l’evoluzione dei servizi le opportunità di guadagno cresceranno, offrendo soluzioni orientate a diverse nicchie di mercato. Il solo limite pare proprio essere l'immaginazione.

domenica 31 maggio 2009

I Social Network minacciano la sicurezza delle aziende

I social networks? Una minaccia per la sicurezza dei dati aziendali. E ciò che pensa il 63% dei system administrators secondo quanto rivela una ricerca realizzata e appena pubblicata da Sophos, azienda specializzata nella realizzazione di software antivirus.

Come se non bastasse, ben un quarto delle aziende coinvolte nello studio ha confessato anche di essere stato vittima di “spam, phishing, and malware attacks via sites like Twitter, Facebook, LinkedIn, and MySpace.

domenica 24 maggio 2009

Nove regole da sapere per proteggersi nel mondo dei social network

· Considera molto attentamente il livello di esposizione al pubblico

· Mantieni privati i dettagli identificabili

· Scegli gli amici con attenzione

· Sii prudente nell'esprimere i tuoi sentimenti

· Scegli le foto con intelligenza

· Fai attenzione ai video

· Controlla ciò che i tuoi amici scrivono di te

· Evita di incontrare da solo un "amico" conosciuto in Internet

· Se ritieni che vi sia un problema, segnalalo immediatamente

Quanto racconti di te in un social network?

Le regole di base, che dovrebbero conoscere tutti, dicono di non raccontare a nessuna delle nostre conoscenze virtuali informazioni riservate o dati sensibili, ma forse non tutti sanno che sui social network, soprattutto quelli tematici, si racconta molto di noi anche senza accorgersene. Se poi pensiamo che la funzione primaria di un social network è quella di condividere contenuti e informazioni, ecco che un uso inconsapevole dello strumento potrebbe addirittura metterci in pericolo!



Quali sono le cose da sapere, quelle da fare e i comportamenti che è bene evitare?
Ti ricordi la raccomandazione: “Non accettare caramelle dagli sconosciuti”? La rete è un mondo virtuale dietro al quale però ci sono persone reali. Comportarsi nella vita come sulla rete, avendo cioè le stesse accortezze, è un buon sistema per restare fuori dai guai.



Raccontare, ad esempio, che vai alla scuola serale tal dei tali e che rientri da sola la sera tardi, o lasciare il tuo cellulare sul profilo di un amico, credendo che sia il solo a leggerlo e a servirsene, non è furbo ;)
E cosa accadrebbe se pubblicassi la foto di un tuo collega abbracciato a una cubista quando sua moglie lo credeva a una noiosissima cena di lavoro? O se qualcuno facesse un uso improprio delle immagini dei tuoi figli?
Allora, capito come funziona? ;) Usando il buon senso, farai della rete un luogo divertente e costruttivo, rendendo un servizio a te stesso e ai tuoi amici!

mercoledì 20 maggio 2009

Social network, scende in campo il Garante

Vademecum per tutelare la propria e l’altrui privacy. Tra le regole: niente foto senza consenso


Leggere l’informativa, controllare come sono pubblicati i dati, non pubblicare dati altrui, foto comprese, senza il consenso degli interessati. Il nuovo decalogo del Garante della privacy sul corretto utilizzo dei social network si muove tra prescrizioni giuridiche e regole dettate dal buon senso.
La guida, dal significativo titolo “Social network: attenzione agli effetti collaterali” è un vademecum sia per utenti alle prime armi, sia per quelli esperti.
In sintesi vediamo cosa ci dice il Garante:
1) autogoverno: cautela nel fornire dati personali in un profilo utente o nell’accettare proposte di amicizia;
2) effetto temporale: i nostri dati, le nostre foto possono circolare in rete senza termine di scadenza. Nella giurisprudenza sta emergendo il diritto all’oblio, ma attualmente è difficile esercitarlo;
3) rispetto dell’altrui privacy: la legge e le regole di buon uso della rete vietano di pubblicare dati personali e foto relativi ad altri senza il loro consenso. Eventuali illeciti sono perseguibili penalmente;
4) login e password. E’ sempre meglio cambiare login e password per ogni applicazione;
5) pseudonimi. La tutela dell’identità è più efficace se sono utilizzati pseudonimi per la profilazione nelle diverse applicazioni online;
6) fare attenzione. Leggere attentamente le informazioni contenute nelle sezioni privacy o privacy policy;
7) livelli privacy. E’ possibile definire il proprio profilo selezionando le persone da cui essere contattati, che possono leggere dati e foto. E’ consigliabile anche limitare le informazioni reperibili tramite i motori di ricerca;
8) identità. Il codice della privacy tutela il diritto all’identità degli individui. In base a ciò il garante invita cautela nel fornire informazioni che potrebbero essere utilizzate per essere clonate. Per questo è bene controllare l’identità del nostro interlocutore in quanto potrebbe essere soggetto diverso da quello che appare;
9) spam. Ognuno di noi ha il diritto a non ricevere pubblicità indesiderata. Una cautela in questo senso è rappresentata dal rifiuto del consenso per trattamenti di promozione commerciale e marketing;
10) contratto e condizioni d’uso. Noioso, ma utile: è consigliabile leggere con attenzione il contratto e le condizioni d’uso al momento dell’iscrizione in un social network.

sabato 16 maggio 2009

GLOSSARIO TERMINI INTERNET E INFORMATICI

Ritorno Home page Glossario
Analogico Contrapposto a digitale, si dice di una grandezza che può variare con continuità come la lunghezza.
Archie Sistema per individuare file disponibili con connessioni FTP.
Arpanet (Advanced Research Project Agency Network). Rete di calcolatori a commutazione di pacchetto nata nel 1969 su spinta del Ministero della Difesa USA (DoD), base della rete Internet.
ASCII (American Standard Code for Information Interchange), Standard di codifica dei caratteri alfanumerici in 8 bit.
ATM (Asynchronous ~Thansler Mode). Tecnica di trasmissione a pacchetto che consente alte velocità (155, 622 M/bit e oltre).
AU Suffisso che caratterizza alcuni tipi di file audio.
banda passante Massima quantità di informazione, espressa in generale in numero di bit/sec.
Band Misura di velocità della trasmissione; equivale, grossolanamente, a "bit per secondo"
BBS Bullettin Board System>. Bacheca elettronica, in cui è possibile inserire informazioni, accessibili poi via rete.
BinHex Formato di conversione nel passare da file binari a file di testo ASCII.
bit Unità elementare di informazione codificata con i simboli O o 1.
bitp per secondo Velocità di trasmissione di bit, ovvero numero di bit che in ogni secondo vengono spediti (o ricevuti) su un canale.
bps vedi bit per. secondo.
browser Applicazione software che permette di accedere a documenti HTML e di "navigarcì" sopra; ne sono esempi Netscape e Internet Explorer.
byte Unità dì informazione necessaria per rappresentare un carattere, composta da 4 bit.
Cd-Rom (Cosmpact Disc-Read Cnly Memory). Disco registrato con informazioni codificate in forma digitale, leggibile attraverso un lettore laser e non riscrivibile.
chat Sistema che permette il colloquio in rete (via testo) tra due utenti, in tempo reale. Dall'inglese to chat, chiacchierare.
Client Applicazione software residente sul calcolatore di un utente che accede a servizi forniti da un'altra applicazione remota, indicata come server.
codice binario Sistema di rappresentazione dì informazioni che usa la numerazione binaria, ricorrendo ai soli simboli O e 1.
commutazione di pacchetto (Packet Switching). Tecnica di trasmissione di infoimazioni che sfrutta al meglio la banda passante di un canale: ogni messaggio è suddiviso in paccheti, che vengono poi inviati verso la destinazione, anche secondo percorsi diferenti.
connessione diretta Connessione tra due calcolatori realizzata con un cavo permanente che li collega.
dial-up Collegamento da un calcolatore a un altro (per esempio per l'accesso a Internet> mediante la normale rete telefonica.
Digitale Contrapposto ad analogico, si dice di una grandezza che varia in modo discreto, come il numero dei posti di un teatro.
Directory Insieme di file o di directory raccolte in un'unità dotata di nome; tipicamente, un supporto come un disco rigido contiene molte directory, ciascuna delle quali contiene altre directory e file.
DNS (Domain Name Server). Server Internet che realizza la corrispondenza tra i nomi IP (come www.ilsole24ore.it) e i numeri IP (come 129. 144.32.8) dei calcolatori connessi a Internet.
documento web Un qualunque elemento di informazione accessibile sul protocollo http via Internet.
E-mail (Electronic Mail). Posta elettronica. Applicazione che permette lo scambio di messaggi di qualunque tipo tra utenti connessi a una rete di calcolatori.
Eudora Diffusa applicazione per la gestione di posta elettronica.
Extranet Un'Intranet estesa a un insieme di operatori che si collocano al di fuori dei firewall della stessa.
FAQ (Frequently Asked Questions>. Documento che raccoglie le domande più frequenti che gli utenti pongono su uno specifico tema (per esempio l'uso di un'applicazione) e le relative risposte.
File Insieme di informazioni registrate su un supporto di memoria con un nome unico; un file può contenere un programma, un testo, un'immagine ecc.
Firewall Politica che, attraverso strumenti hardware, software e procedure organizzative, garantisce l'accesso a una rete privata ai soli autorizzati.
followup Risposta ad un messaggio in un newsgronp.
fornitore di servizi Ente (privato o no) che fornisce servizi in Internet. Uno dei servizi è la connessione alla rete, altri servizi possono essere relativi alla fornitura di informazioni, anche a pagamento.
Frame Relay Tecnica di trasmissione dati per alta velocità (tra 56 Kbps e 2 Mbps).
Freeware Applicazione software, spesso disponibile in rete, totalmente gratuita.
FTP (File Transfer Protocol). Protocollo di comunicazione usato tipicamente per trasmettere file.
Gateway Meccanismo per trasferire informazioni tra applicazioni o reti che usano diversi sistemi di codifica: un gateway provvede alle necessarie transcodifiche.
GIF (Graphic Interchange Format). Suffisso che caratterizza file che contengono alcuni tipi di immagini.
Gopher Sistema di distribuzione di informazioni organizzato con menù multilivello; molto usato prima della diffusione dei Browser.
Hacker Chi si inserisce, spesso in modo fraudolento, nelle reti telematiche a scopo doloso, per danneggiarle, commettere furti o altri tipi di crimine.
home page Primo documento di accesso a un sito web.
HTML (Hyper Text Mark-up Language). Linguaggio impiegato nella codifica dei documenti che devono essere interpretati dai Browser.
HTTP (Hyper Text Transfer Protocol). È il protocollo di comunicazione usato per trasferire documenti HTML (web) in Internet.
hypermedia Vedi ipermedia.
hypertext Vedi ipertesto.
Iab (Internet Architecture Board). Organismo che coordina lo sviluppo tecnico di Internet.
Ietf (Internet Engineering Task Force). Organizzazione di supporto consultivo allo IAB.
indirizzo elettronico Nella posta elettronica è l'indirizzo che identifica un mittente o un destinatario, come mmaiocchi@etnoteam.it
indirizzo IP (Indirizzo Internet Protocol). L'equivalente del numero di telefono di un calcolatore in Internet: è un insieme di 4 numeri tipo 133.234.55.80.
Internet L'insieme mondiale dei calcolatori e delle reti connesse col protocollo TCP/IP.
Internet Explorer Uno dei browser più diffusi.
Internet Protocol (IP) Protocollo di comunicazione usato in Internet.
intranet liete aziendale o comunque privata e chiusa che usa i protocolli e i paradigmi di Internet.
IP Vedi Internet Pro tocol.
ipermedia Documenti ipertestuali che mescolano differenti media (testo, suono, immagine, filmato ecc.).
ipertesto Documento organizzato in unità connesse tra loro in una rete che ne permette una fruizione non sequenziale e non predeterminata.
IRC (Internet Relay Chat). Sistema che permette il colloquio in rete (via testo o voce) tra due o più utenti, in tempo reale; deriva dall'inglese to chat, chiacchierare.
ISDN (Integrated Services Digital Network). Meccanismo di trasmissione su rete telefonica che usa una codifica digitale dei segnali.
ISO (International Organization for Standardization). Organizzazione internazionale di standardizzazione che si occupa anche degli standard di trasmissione e comunicazione in rete.
JPEG (Joint Photographic Experts Group). Suffisso di file che contengono alcuni tipi di immagini.
K Abbreviazione di Kilo, indica un fattore moltiplicativo pari a 1024.
leased line Vedi linea dedicata.
linea dedicata Linea telefonica privata usata per connessioni dirette tra calcolatori.
linguaggio di marcatura (Mark-up language). Linguaggio che si mescola alle normali porzioni di un documento per caratterizzarne alcune proprietà (per esempio, il tipo di carattere e il corpo o l'inserimento di un'immagine ecc.); tra i più rilevanti, l'HTML.
M Abbreviazione di Mega, indica un fattore moltiplicativo pari a 1024x1024, ovvero 1.048.576.
mark-up language vedi linguaggio di marcatura.
menù Lista di opzioni possibili di un comando in un'applicazione software; per esempio, nel sistema operativo Windows, il menù file permette di scegliere sottocomandi per il salvataggio, l'uscita, la stampa ecc.
MIME (Multi-purpose Internet Mail Extensions). Uno dei formati di codifica di documenti nella trasmissione su rete.
Modem(Modulatore-DEModulatore).È un'apparecchiatura elettronica che converte un segnale digitale proveniente da un calcolatore in uno analogico modulato su una linea telefonica e viceversa.
Mosaic Uno dei primi browser.
motore di ricerca Applicazione disponibile in Internet per reperire informazioni sulla rete, in genere sulla base degli argomenti di interesse e di termini presenti nei documenti da ricercare.
MPEG (Moving Pictures Expert (Group). Suffisso che caratterizza alcuni file che contengono filmati.
multi media Impiego di diversi media in uno stesso documento (testi, immagini, filmati, suoni ecc.).
Netscape Uno dei browser più diffusi.
News Sistema dì discussione accessibile via Internet, basato sullo scambio asincrono di messaggi in bacheche organizzate in newsgroup.
newsgroup Gruppo di discussione tematica sul sistema delle news.
Mic (Network Information Center). Ente col compito di organizzare e gestire univocamente informazioni necessarie alla identificazioni delle reti.
NTP (Network Time Protocol). Protocollo per sincronizzare i tempi (tra computer) in Internet.
OSI (Open Systems Interconnect). Insieme di protocolli di trasmissione di rete, non impiegati da Internet.
pacchetto Insieme elementare per la trasmissione (tipicamente di 500-1000 caratteri) in cui è suddiviso un messaggio nella comunicazione di pacchetto.
pagina web Documento HTML visualizzato su una sola schermata di calcolatore.
PGP (Pretty Good Privacy). Programma di crittografia che garantisce alle comunicazioni in rete riservatezza sui contenuti e autenticità del mittente.
PoP(Point of Presence). Punto di accesso alla rete gestito da un provider.
POP (Post Office Protocol). Protocollo per la ricezione di posta elettronica usato da un singolo calcolatore client.
Posta elettronica vedi E-mail.
PPP (Point to Point Protocol). Protocollo di comunicazione per l'adozione di TCP/IP su linee telefoniche in connessioni dial-up.
protocollo Insieme di regole che determinano le modalità di connessione e dialogo fra calcolatori in una rete.
provider vedi fornitore
router Calcolatore specializzato nell'instradare messaggi tra due reti, per esempio quel1a dell'utente e quella di un fornitore Internet.
server Calcolatore o applicazione che fornisce un servizio a un utente client.
Shareware Applicazione software, spesso disponibile in rete, accessibile gratuitamente e per cui viene richiesto il pagamento all'autore di un prezzo molto contenuto
signature Messaggio standard che si inserisce alla fine dei messaggi di posta, contenente dati sul mittente
SLIP (Serìal Line IP). Protocollo di comunicazione per collegamenti a internet di tipo (dial-up).
smiley Composizioni di caratteri che imitano faccine con espressioni sorridenti tristi, arrabbiate ecc. usate nei messaggi testuali per far comprendere all'interlocutore il tono del discorso per esempio il sorridente 2 punti, meno ,chiusa tonda J o il triste 2 punti ,meno, aperta tonda L
SMTP (Simple Mail Transfer Protocol). Protocollo impiegato da un calcolatore cliente per l'invio della posta elettronica (e dai server per l'invio e la ricezione della posta elettronica) in Internet.
TCP (Transport Control Protocol). Uno dei protocolli di comunicazione usati in Internet.
Telnet Protocollo e applicazione che permettono di collegarsi in rete a un calcolatore e simulare dal proprio calcolatore una stazione di lavoro del server remoto.
TIE Vedi TIFF.
TIFF (Tagged Image File Format). Suffisso che caratterizza un tipo di file grafico.
time-out Azione intrapresa automaticamente da un'applicazione di comunicazione quando, in attesa di risposta da un calcolatore remoto, questa non arriva entro un certo intervallo di tempo; un time-out può, per esempio, causare la sconnessione di un collegamento.
URL (Uniform Resource Locator). Sistema di rappresentazione degli indirizzi Internet dei calcolatori nella rete: contiene informazioni sul protocollo da usare (http o ftp), il server a cui accedere, le directory su cui reperire le informazioni e, infine, il file da visualizzare.
webmaster L'amministratore di un sito web.
World Wide Web L'insieme dei documenti ipermediali disponibili in Internet e accessibili mediante browser. Significa "ragnatela mondiale".
Ritorno Home page
By Franco Candido

SIGNIFICATO DI BLOG

In informatica, e più propriamente nel gergo internettiano, un blog (blɔɡ) è un sito internet, generalmente gestito da una persona o da un ente, in cui l'autore pubblica più o meno periodicamente, come in una sorta di diario online, i propri pensieri, opinioni riflessioni, considerazioni, ed altro, assieme, eventualmente, ad altre tipologie di materiale elettronico come immagini o video.
Il termine blog è la contrazione di web-log, ovvero "traccia su rete". Il fenomeno ha iniziato a prendere piede nel 1997 in America; il 18 luglio 1997, è stato scelto come data di nascita simbolica del blog, riferendosi allo sviluppo, da parte dello statunitense Dave Winer del software che ne permette la pubblicazione (si parla di proto-blog), mentre il primo blog è stato effettivamente pubblicato il 23 dicembre dello stesso anno, grazie a Jorn Barger, un commerciante americano appassionato di caccia, che decise di aprire una propria pagina personale per condividere i risultati delle sue ricerche sul web riguardo al suo hobby. Nel 2001 è divenuto di moda anche in Italia, con la nascita dei primi servizi gratuiti dedicati alla gestione di blog.

PANORAMICA SULLE TECNOLOGIE

Panoramica sulla tecnologia
Google è impareggiabile per l'importanza attribuita allo sviluppo del "motore di ricerca perfetto", definito dal co-fondatore Larry Page come qualcosa che "capisce esattamente le richieste dell'utente e restituisce esattamente ciò che egli vuole”. A tal fine, Google ha costantemente perseguito l'innovazione e rifiutato di accettare i limiti dei modelli esistenti. Come risultato, è stata sviluppata una propria infrastruttura di elaborazione, oltre all'innovativa tecnologia PageRank™ che ha cambiato il modo in cui vengono condotte le ricerche.
Fin dall'inizio, gli ideatori di Google hanno riconosciuto che per fornire i risultati più rapidi e accurati era necessario un nuovo tipo di impostazione dei server. Mentre gran parte dei motori di ricerca si basavano su un gruppo di server di grandi dimensioni il cui funzionamento era spesso rallentato in condizioni di picchi di carico, Google ha utilizzato PC collegati per trovare rapidamente la risposta ad ogni ricerca. L'innovazione ha dato i suoi frutti in termini di tempi di risposta più brevi, scalabilità maggiore e costi inferiori. Da allora questa idea è stata copiata da altri, mentre Google ha continuato a perfezionare la propria tecnologia di back-end per renderla ancora più efficiente.
Il software che sta alla base della tecnologia di ricerca di Google esegue una serie di calcoli simultanei che richiedono solo una frazione di secondo. I motori di ricerca tradizionali si basano in gran parte sulla frequenza con cui una parola viene visualizzata in una pagina web. Google utilizza PageRank™ per esaminare l'intera struttura di link del Web e determinare quali pagine sono più importanti. Quindi conduce l'analisi di abbinamento ipertestuale per determinare quali pagine sono pertinenti per la specifica ricerca. Combinando l'importanza complessiva e la pertinenza specifica della ricerca, Google è in grado di visualizzare per primi i risultati più pertinenti e affidabili.
Tecnologia PageRank: PageRank esegue una misurazione oggettiva dell'importanza delle pagine web risolvendo un'equazione con oltre 500 milioni di variabili e 2 miliardi di termini. Anziché contare i link diretti, PageRank interpreta un link da Pagina A a Pagina B come un voto per la Pagina B espresso dalla Pagina A. PageRank valuta quindi l'importanza di una pagina dal numero di voti ricevuti.
PageRank considera inoltre l'importanza di ogni pagina che esprime un voto, in quanto i voti espressi da alcune pagine sono considerati di maggior valore, attribuendo quindi alla pagina collegata un valore più elevato. Le pagine importanti ricevono un PageRank maggiore e compaiono in alto nei risultati della ricerca. La tecnologia di Google usa l'intelligenza collettiva del Web per determinare l'importanza di una pagina. Non vi è intervento da parte di persone o manipolazione dei risultati; ecco perché gli utenti si fidano di Google come di una fonte di informazioni oggettive non influenzata dal posizionamento a pagamento.
Analisi di abbinamento ipertestuale: Il motore di ricerca di Google analizza inoltre il contenuto delle pagine. Tuttavia, anziché semplicemente sottoporre a scansione il testo basato sulle pagine (che può essere manipolato dai publisher mediante i meta-tag), la tecnologia di Google analizza l'intero contenuto di una pagina e tiene conto dei caratteri, delle suddivisioni e della posizione precisa di ogni parola. Google analizza inoltre il contenuto delle pagine web vicine per garantire che i risultati restituiti siano i più pertinenti per una data ricerca.
Le innovazioni di Google non si arrestano al desktop. Per rendere accessibili i risultati accurati e veloci della ricerca agli utenti che accedono al Web mediante dispositivi portatili, Google ha inoltre aperto la strada alla prima tecnologia di ricerca wireless per la conversione istantanea dei contenuti HTML in formati ottimizzati per WAP, i-mode, J-SKY e EZWeb. Attualmente Google fornisce tecnologia wireless a diversi leader del mercato tra cui AT & T Wireless, Sprint PCS, Nextel, Palm, Handspring e Vodafone.
Durata di una ricerca con Google
Una ricerca Google dura di norma meno di mezzo secondo, nonostante preveda numerosi passaggi da eseguire prima della visualizzazione dei risultati per l’utente.
3. I risultati della ricerca vengono restituiti all'utente in una frazione di secondo.


1. Il server web invia la ricerca ai server dell’indice. Il contenuto dei server dell’indice è simile a quello dell’indice di un libro: indica le pagine che contengono le parole corrispondenti alla ricerca.
2. La ricerca viene inviata ai server della documentazione, che recuperano i documenti memorizzati. Per descrivere ciascun risultato della ricerca vengono generati snippet.