mercoledì 16 novembre 2011

Intel 4004: il primo processore della storia compie 40 anni





Il 15 novembre di 40 anni fa Intel Corporation annunciava il primo microprocessore al mondo: l’Intel 4004. Inizia così la cosiddetta rivoluzione digitale: computer, server, telefonini, automobili, fotocamere, frigoriferi, radio, TV e altri oggetti elettronici di uso quotidiano integrano un piccolo chip che rappresenta il cervello del dispositivo. Non tutti sanno però che il merito di questa rivoluzione pacifica è di un italiano: Federico Faggin.

Dario Bucci, Amministratore Delegato di Intel Italia e Svizzera, ha dichiarato:

http://youtu.be/RBbkxsUNWwI

Oggi Intel festeggia 40 anni di storia e successi tecnologici dalla creazione dell’Intel 4004. Un’invenzione che porta tra l’altro la firma di Federico Faggin, un italiano, e che quindi ci rende particolarmente orgogliosi e ci conferma come l’Italia ancora una volta, abbia saputo – anche nel campo tecnologico – esprimere tutto il suo valore distintivo.

La diffusione dei microprocessori è dovuta in gran parte al costante perseguimento da parte di Intel della Legge di Moore, una previsione relativa alla velocità di sviluppo della tecnologia del silicio, in base alla quale la densità dei transistor dei semiconduttori raddoppia approssimativamente ogni 2 anni, incrementando funzionalità e prestazioni e riducendone contemporaneamente i costi. Costituisce il modello fondamentale di business per il settore dei semiconduttori da oltre 40 anni.

Rispetto all’Intel 4004, gli attuali processori Intel Core di seconda generazione hanno prestazioni 350.000 volte superiori, e ogni transistor consuma una quantità di energia inferiore di circa 5.000 volte. In questo stesso periodo, il prezzo per transistor è diminuito di circa 50.000 volte. I prossimi processori sviluppati con il processo di produzione a 22 nanometri offriranno prestazioni ancora più efficienti dal punto di vista energetico, grazie ai rivoluzionari transistor 3D.

Ripercorrendo il passato per evidenziare quanto le cose siano cambiate dall’introduzione del microprocessore, è affascinante pensare al futuro e al modo in cui la rivoluzione digitale continuerà a svilupparsi di pari passo all’evoluzione dei microprocessori. “Il numero assoluto di innovazioni dei prossimi 40 anni equivarrà o supererà tutte le innovazioni conseguite negli ultimi 10.000 anni della storia dell’uomo”, ha dichiarato Justin Rattner, Chief Technology Officer di Intel.

Queste evoluzioni nella tecnologia dei chip stanno spianando la strada ad un’era in cui i sistemi informatici saranno consapevoli di ciò che accade nell’ambiente che li circonda, e anticiperanno le esigenze degli utenti. I futuri dispositivi con riconoscimento del contesto, che spazieranno da PC a smartphone, da automobili a televisori, forniranno consigli e indicazioni nell’arco della giornata, agendo così in modo più simile a un assistente personale, che a un computer tradizionale.

Fonte --> http://hardware.digital.it/intel-4004-il-primo-processore-della-storia-compie-40-anni-9749.html

giovedì 26 maggio 2011

LA TRAMA DEL FILM «THE SOCIAL NETWORK»

SECONDO David Kirkpatrick LA TRAMA DEL FILM «THE SOCIAL NETWORK» IN PARTE È FINZIONE
L'effetto Facebook può generare una convergenza improvvisa di interessi tra le persone riguardo una notizia, una canzone o un video pubblicato su YouTube. Di recente, mentre ero impegnato a scrivere questo libro, e non avevo prestato molta attenzione a giornali e telegiornali, ho notato che un mio amico aveva postato sulla sua bacheca un link che diceva: «Il Dow Jones sale del 3,5 per cento». In passato, avrei ricevuto quell'informazione tramite Yahoo! News, o l'avrei sentita alla radio o in televisione. Il settore economico dei videogiochi, che sta avendo un ruolo di primo piano nello sviluppo di Facebook, ha già compreso molti di questi fenomeni. I giochi migliori sfruttano l'effetto Facebook, riuscendo a coinvolgere fino a 50 milioni di utenti al mese. PlayStation, Xbox e Nintendo Wii erano le piattaforme di gioco delle generazioni precedenti; oggi tutte le console offrono la possibilità di connettersi a Facebook. Man mano che Facebook si avvicina al miliardo di utenti, viene da chiedersi se l'effetto Facebook non possa agire anche su scala molto più vasta: Facebook potrebbe contribuire all'unità di un mondo lacerato dalle lotte politiche e religiose e dalla crisi ambientale ed economica? Un sistema di comunicazione che riunisca persone di ogni nazionalità, etnia e religione non può essere una forza negativa, giusto? Non c'è persona più convinta del potenziale unificatore di Facebook di Peter Thiel, grande investitore contrarian che ha guadagnato milioni con il suo hedge fund, scommettendo correttamente sui futuri andamenti dei mercati azionari, del petrolio e delle valute. È anche un imprenditore, co-fondatore ed ex amministratore delegato del servizio di pagamenti online PayPal, che ha poi venduto a eBay. È stato il primo investor professionista a scommettere su Facebook, a fine estate del 2004, e da allora siede nel cda dell'azienda. «La tendenza principale degli investimenti nella prima metà del ventunesimo secolo dipenderà da come si realizza la globalizzazione», mi ha spiegato Thiel. «Se la globalizzazione non avviene, allora non c'è futuro per il mondo. Ci sarà un'escalation di conflitti e guerre, e dato il livello raggiunto oggi dalla tecnologia, il mondo salterà in aria. Non c'è possibilità di investire in un mondo in cui la globalizzazione fallisca». È un'idea sconcertante, soprattutto dato che proviene da uno dei più autorevoli investitori al mondo. «La domanda allora diventa: quali sono gli investimenti migliori che siano orientati verso una globalizzazione positiva. A quanto ne so, Facebook è forse l'espressione più pura di questa idea».
Sapevo poco di Facebook, finchè una persona che lavora nel settore delle public relations mi telefonò, a fine estate del 2006, per chiedermi se volevo incontrare Mark Zuckerberg. Prometteva di essere un incontro interessante, quindi accettai. In quanto responsabile delle pagine di tecnologia della rivista «Fortune» a New York, incontravo spesso i dirigenti delle aziende del settore. Ma quando quel ragazzo – all'epoca appena ventiduenne – mi raggiunse nel lussuoso ristorante italiano Il Gattopardo a Midtown Manhattan, all'inizio stentai a capacitarmi di avere di fronte l'amministratore delegato di un'azienda hightech in grande crescita. Indossava jeans e una t-shirt con il disegno stilizzato di un uccellino appollaiato su un albero. Sembrava così giovane! Poi apri la bocca: «Siamo un'impresa di pubblica utilità» mi disse, in tono serio e con linguaggio forbito. «Cerchiamo di incrementare l'efficienza con cui le persone possono comprendere il mondo che le circonda. Non cerchiamo di massimizzare il tempo che la gente trascorre sul nostro sito, ma di aiutare gli utenti ad avere un'esperienza positiva e a sfruttare al meglio quel tempo». Non aveva voglia di scherzare: si impegnava per richiamare la mia attenzione sulla sua azienda e la sua visione. E ci riuscì. Più lo ascoltavo, e più mi sembrava uno degli imprenditori e dei dirigenti – molto più anziani di lui – con cui parlavo regolarmente nel mio lavoro. Così gli dissi che mi sembrava nato per fare l'amministratore delegato. Lo intendevo come un grande complimento, e non era una cosa che dicevo a cani e porci. Ma lui parve offendersi: mi rivolse una smorfia di disgusto. «Non ho mai voluto gestire un'azienda», mi disse qualche minuto dopo. «Per me un'azienda è uno strumento che serve a ottenere risultati». Poi, per il resto dell'intervista, continuò a dire il genere di cose che solo i grandi leader visionari sono in grado di dire. Da quel momento mi persuasi che Facebook era destinato a diventare molto importante.
Il link qui sotto riporta alla pagina del testo qui sopra
http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-05-26/effetto-facebook-065448.shtml?uuid=AaZGzVaD

domenica 15 maggio 2011

MICROSOFT AQUISTA SKYPE

Microsoft: abbiamo Skype

Confermata ufficialmente l'acquisizione del servizio VoIP da parte di Redmond. Skype diventa una sua divisione, con tutto il management che resta al suo posto

Roma - Microsoft ha annunciato ufficialmente il raggiungimento di un accordo definitivo per l'acquisto di Skype, approvato dai consigli d'amministrazione di entrambe le aziende.

Nel comunicato ufficiale di Redmond sono stati confermati i termini già anticipati: Microsoft spende 8,5 miliardi di dollari e acquista l'intera azienda. Non vengono citati direttamente i debiti di Skype.

Nell'annunciarlo Redmond ha posto l'accento sulle comunicazioni video e i video in tempo reale: accenni che fanno pensare, tra l'altro, all'integrazione di Skype con la tecnologia Kinect e ai possibili sviluppi attraverso gli schermi dei televisori. Per quanto riguarda i suoi prodotti interessati, poi, Microsoft cita, oltre a Xbox Live, anche Lync e Outlook.


"Skype è un servizio fenomenale amato da milione di persone in tutto il mondo - ha detto Steve Ballmer - e insieme creeremo il futuro della comunicazione in tempo reale".

Il ruolo strategicamente rilevante del servizio VoIP è sottolineato anche dal fatto che Skype diventerà una divisione a se stante all'interno di Microsof, con Tony Bates che rimane al timone del business.

martedì 29 marzo 2011

Ricordo di Paul Baran, uno dei padri di Internet

Paul Baran, addio all'uomo dei pacchetti

L'ingegnere di origini polacche si è spento all'età di 84 anni, consumato da un cancro ai polmoni. Era stato tra i pionieri di Internet, dando avvio all'era delle reti basate sul packet switching. Prima chiamate ARPANET, poi Internet

Roma - Correva l'anno 2007. L'allora Presidente degli Stati Uniti George W. Bush consegnava all'ingegnere di origini polacche Paul Baran una speciale medaglia. Un prestigioso riconoscimento da parte delle autorità a stelle e strisce, per il prezioso contributo offerto da Baran nel campo della tecnologia.

Metà degli anni 60. L'ingegnere polacco - poi naturalizzato statunitense - Paul Baran proponeva ai vertici di AT&T un'idea a dir poco rivoluzionaria. Una tecnologia partorita all'inizio del decennio alla RAND Corporation, think tank statunitense fondato nel 1946 con il supporto finanziario del Dipartimento della Difesa.

Ma agli alti rappresentanti della telco l'idea non piaceva, semplicemente perché non avrebbe mai funzionato. Una nuova rete di comunicazione, che si affidasse a più percorsi per la trasmissione di informazioni scomposte, ricostruite solo in dirittura d'arrivo. Una tecnologia che avrebbe reso più sicuri i network statunitensi, specie quelli militari.
Marzo 2011. Paul Baran, nel frattempo diventato uno dei massimi pionieri di Internet, si è spento nella sua abitazione di Palo Alto, California, consumato da un cancro ai polmoni all'età di 84 anni. Come ha sottolineato il suo ex-collega Vinton Cerf, Baran non aveva paura di andare controcorrente, di lottare per le sue idee.

Idee che avevano portato al concetto basilare di Internet, o meglio della sua prima incarnazione ARPANET. Il concetto di rete a commutazione di pacchetto avrebbe così rappresentato il cuore di una nuova tecnologia basata sulla trasmissione di informazioni spezzettate tra vari computer.

"Era un uomo di infinita pazienza", ha spiegato il figlio David. Baran gli avrebbe recentemente mostrato un documento scritto nel 1966, ad illustrare i possibili usi dei network di telecomunicazione nell'anno 2000. C'erano l'informazione e lo shopping online.

lunedì 28 febbraio 2011

Facebook fa perdere l'assegno di malattia

Non è la prima volta che Facebook dà una mano alle assicurazioni. Questa volta la storia arriva dal Canada. Una giovane canadese di 29 anni, a cui era stata diagnosticata una grave depressione, aveva ottenuto il congedo di malattia dal lavoro e un rimborso mensile dalla sua compagnia di assicurazione. Quando gli ispettori hanno cercato notizie sull'assicurata, per verificare il suo stato di salute, hanno però trovato la giovane canadese in foto sorridenti mentre partecipava ad uno spettacolo di strip-maschile, al compleanno ed insieme ad alcune amiche in vacanza su una spiaggia esotica (fonte: ilCorrieredellaSera online 22 novembre 2009).

Foto ricordo come ce ne sono molte su Facebook. Questa volta, però, Le immagini sono state sufficienti per giustificare l'interruzione dell'assegno mensile. La giovane canadese si difende, sottolineando che quelle iniziative sono state consigliate dal medico a fini terapeutici. D'altro canto, la compagnia ne constata l'efficacia e sospende i benefit a lei riconosciuti. Da un'altro punto di vista ci sarebbe da chiedersi se una foto su Facebook possa sostituirsi ad una diagnosi medico-psichiatrica.

Le compagnie di assicurazione e Facebook. Non è nostro compito commentare chi ha ragione o chi a torto in questa vicenda. Quello che ci preme sottolineare è la presenza del social network. Senza Facebook gli ispettori della compagnia assicuratrice avrebbero impiegato più tempo e risorse per constatare lo stile di vita dell'assicurata, intervistare gli amici, scattare foto ecc. E' bastato navigare su Facebook per trovare tutto gratis in un colpo solo e, paradossalmente, a pubblicare le prove fotografiche è stata la stessa assicurata che ora perderà l'assegno di malattia. Del resto... su questo sito abbiamo sempre evidenziato pro e contro di Facebook: "Da ora in poi tutto ciò che pubblicherete potrà essere usato contro di voi".